Ha saputo trasferire al calcio italiano, attraverso la sua strabiliante evoluzione, maglia olanda anche un concetto di autentica modernità. Quello dei soldatini è un marchio che ha sempre avuto la Juve e forse è anche vero. La Juve ha sempre avuto giocatori straordinari, ma ha avuto sempre l’anima che è quella di Torino e della sua proprietà, ovvero essere pratica ed efficace. L’anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare. Scherzi a parte: se vuoi prendere ispirazione, dai un’occhiata alla nostra unit Graphix, che si occupa di loghi, brand identity, grafiche e immagini coordinate, e fai un giro tra i lavori che preferisci. La Juventus era il punto di riferimento in virtù delle tre finali consecutive raggiunte dalla squadra di Marcello Lippi in quel periodo, e li abbiamo affrontati ben otto volte nel giro di sette anni.
Hai detto di aver partecipato alle finali anche da giocatore. Essere alla Juventus, anche per un anno, è una fortuna troppo grande, per mentalità, educazione e dedizione. Grazie a loro, alla Juventus, ai suoi principi, nei futuri momenti di difficoltà continuai ad allenarmi in un certo modo e a reagire. Non funzionò: 1-0 per loro, gol di Bokšić. Se giochi, sai che gli altri fanno il tifo per te, se non giochi fai il tifo per gli altri e sei contento se fanno gol. Quando ne sono entrato a far parte ho percepito di appartenere a qualcosa di diverso: sei tu contro tutto il resto, ti dà tanto ma chiede anche tanto. Non so come è successo, è qualcosa che si respira nell’aria dello spogliatoio, sono concetti che vengono tramandati da giocatore in giocatore, è il sentimento che ti trasmettono milioni di tifosi e non c’è club nel mondo che ti faccia lo stesso effetto.
Una leggenda che è sorta in un liceo di Torino e che ha finito per conquistare nove, dieci milioni di tifosi in Italia e, certo, altrettanti all’estero con un nome, una maglia e dei colori conosciuti in tutto il mondo. Lo impone il nome, il peso della maglia bianconera non ha eguali nel mondo. La Juventus è un’istituzione come nessun’altra nel mondo del calcio; la Vecchia Signora è un’icona nazionale dell’Italia in un modo che non ha eguali in tutta Europa. Vladimir Petkovic dirige la nazionale da poco più di tre anni. Molto del consenso intorno a noi è il risultato dei successi nazionali e mondiali, nei quali inserisco anche i giocatori dati alla nazionale. Poi, certo, la Juventus non è solo la squadra più amata, è anche la più detestata, è antipatica perché ha vinto tanto. La Juve vince tutto e qualcuno non capisce perché. Anche se tutto questo, fortunatamente, ha un contrappeso molto positivo nel carattere multirazziale del calcio contemporaneo». Ecco perché è arrivato anche il momento di svelare le nuove maglie.
Questo trio di divise è immortale, perché ha vestito l’unica squadra vincitrice della Libertadores nella storia del club. La società più società, la squadra più squadra. Amo questa squadra, questa società e questi colori. La società bianconera rifiuta completamente l’identificazione con una città. È sempre stata una società strutturata, organizzata, moderna. Dalla nascita sulla panchina di Corso Re Umberto, la Juve è stata al centro della vita sociale, civile e culturale del Novecento. In Spagna, questa iconografia è complicata dalla rivalità tra il Madrid in Castiglia e il Barcellona catalano; in termini inglesi, si potrebbe solo paragonare la Juventus a un’entità che combina il Liverpool e il Manchester United con l’Aston Villa di un tempo. La Juve è la Juve da più di cento anni e potrà sempre sperare di avere un futuro dalla sua parte. Stadio Atleti Azzurri d’Italia, Atalanta-Foggia valida per la giornata numero 28, stagione 1991/92, è giunta quasi alla mezzora del secondo tempo e i foggiani sono avanti 1-4: vantaggio atalantino su autorete di Consagra, pareggio di Baiano su assist di Rambaudi e poi, nella prima parte della ripresa, un altro autogol (Minaudo), Shalimov con un bel sinistro dal limite e Rambaudi in contropiede scavano tra le due squadre un fosso che sembra incolmabile.